Alle origini del fumetto LGBT

In questa pagina potrete leggere una breve ma esaustiva storia del fumetto LGBT scritta da Valeriano Elfodiluce nel antologia “Happy Boys & Girl”.
Un antologia utile a far conoscere molti autori di fumetti LGBT grazie vignette che vi sono riportate.
Un libro da avere assolutamente se si amano i fumetti!

ALLE ORIGINI DEL FUMETTO OMOSESSUALE

Anche se diversi protofumetti si erano già visti in Europa, gli Stati Uniti sono da sempre riconosciuti come la patria ufficiale dei fumetti (a partire dal 1895, anno in cui comparvero le prime tavole di Yellow Kid).
Fino agli anni 20 dello scorso secolo i comics americani erano di tipo sostanzialmente umoristico/caricaturale /satirico, e în molti casi avevano dei “bambini terribili” come protagonisti.  In quegli anni, e in quel contesto sociale assolutamente repressivo, un qualsiasi contatto tra omosessualità e fumetto era inconcepibile.  Un ottimo esempio di come stavano le cose, ci viene dato da una vecchia tavola di Buster Brown (in Italia Mimmo Mammolo), dove questo piccolo discolo aveva avuto la brillante idea di scambiare i propri vestiti con la cuginetta Florence, provocando la violenta reazione delle loro rispettive madri, che prendono i bimbi a scudisciate (mentre i due, in lacrime, si tengono teneramente per mano).

Tuttavia, a ben guardare, il primo fumetto interpretabile come “gay” comparve addirittura nel 1910: si trattava di Krazy Kat di George Herriman.  Di Krazy Kat fil gatto che dà il nome alla serie) l’autore non ha mai specificato il sesso (anche se spesso gli attribuiva il genere maschile, ed è questo il punto nodale), tuttavia si sa che ama alla follia Ignatz Mouse, un topo perfido e maligno (e assolutamente maschile) che lo ricambia prendendolo regolarmente a mattonate in testa (e questo, dal gatto, è visto come un’innegabile prova d’amore)! Sicuramente un’opera ricca di chiavi di lettura interessanti.

GLI ANNI 20 E 30

Copertina di una delle ristampe italiane di “Cino e Franco” risalente alla fine degli anni ’60

ll primo giro di boa arrivò con la nascita dei fumetti d’avventura, che necessitavano di un tratto più realistico e di protagonisti meno infantili.
Il primo fu Tim Tyler’s Luck (in italia Le avventure di Cino e Franco) nel 1928, che a conti fatti rappresenta il primo esempio di fumetto con valenze omoerotiche (assieme a Tarzan, nel 1929).
A questo punto è bene precisare che in quegli anni il concetto di pudore era decisamente diverso da come lo intendiamo oggi: da poco tempo le gonne erano arrivate sopra la caviglia, e i maschi a torso nudo sulle spiagge erano ancora una novità abbastanza audace (che prese piedi di pari passo a un ritrovato interesse per lo sport e la buona forma fisica del corpo maschile). 
Sicuramente Tarzan (nei fumetti, ma anche al cinema), con i suoi slip leopardati e i muscoli in vista, per la prima volta puntava l’accento su un avvenente corpo maschile pressoché nudo, e in effetti lanciò una vera e propria moda, tanto che tutti gli eroi di quel periodo avrebbero vissuto lunghe sequenze in mutande (basti pensare a Flash Gordon o Brick Bradford). 


Tim Tyler‘s Luck, invece, narrava la storia del quattordicenne Tym Tyler, che scappando dall’orfanotrofio si imbatte in Spud Slavins, un ragazzo forte e coraggioso di qualche anno più vecchio di lui: la comune voglia di avventura li conduce in giro per il mondo, fino a quando giungono in Africa e sì arruolano stabilmente nella pattuglia dell’avorio (più o meno dei rangers coloniali).  L’intera serie sì regge sull’amicizia speciale che li lega, nonché sul rapporto che lì unisce ai loro aitanti superiori (che non di rado sì ritrovano a salvare).  Le presenze femminili non li coinvolgono mai direttamente, in compenso il clima torrido favorisce l’esibizione dei loro fisici tonici, mentre il cameratismo maschile regna sovrano.
A lungo andare il tutto risultò sempre più ambiguo, al punto che nel 1935 gli autori decisero di “allontanare” Tim… spedendolo addirittura nella Legione straniera!  Ovviamente i lettori non approvarono e i due amici vennero riuniti. 
Caso strano per i fumetti di quel periodo, Tim e Spud “crescono” anagraficamente, e quando hanno circa 20 e 25 anni la loro serie chiude ì battenti: probabilmente, arrivati a quel punto la loro “amicizia” risultava troppo scomoda da gestire.

In compenso è stato proprio in questo periodo che è comparso il primo “bacio gay” della storia del fumetto (seppur stemperato da una buona dose di ironia), ed è accaduto nientepopodimeno che in una sequenza di Popeye (da noi Braccio di Ferro). Un nerboruto selvaggio “civilizzato” di nome Toar vuole dimostrare la sua gratitudine e la sua amicizia al forzuto marinaio, e lo fa proprio baciandolo sulla bocca! Popeye reagisce con uno dei suoi proverbiali cazzotti, ma Toar non si rassegna e continua a dimostrargli il suo affetto, iniziando a chiamarlo “zuccherino” e giurandogli eterna fedeltà! 

GLI ANNI 40 E 50  

Gli anni ‘40 vedono l’affermarsi del genere supereroistico nato nel decennio precedente, ed è proprio nel genere supereroistico che avviene un curioso fenomeno: essendo la maggior parte dei supereroi sulla trentina, gli editori pensarono che affiancando loro delle giovani spalle i lettori avrebbero potuto calarsi meglio nelle storie.
Fu così che nacque la celeberrima coppia Batman e Robin, anche se è bene ricordare che tutti i supereroi più celebri del periodo guadagnarono almeno un “aiutante” di quel tipo.  Anche se le intenzioni degli autori erano assolutamente caste, le malelingue e i perbenisti iniziarono a mettersi in moto e, nell’ondata moralista che ne seguì, per la prima volta si disse che dei fumetti istigavano i piccoli lettori all’omosessualità! 

Fredric Wertham

A dirlo per primo fu, nel 1954, lo psicologo (o presunto tale) Fredric Wertham, che con il suo saggio La seduzione degli innocenti, additò i fumetti come principale causa delle deviazioni sociali dei giovani. 
In effetti la società americana stava radicalmente cambiando: i giovani iniziavano a “ribellarsi” all’autorità degli adulti, e fu fin troppo facile per Wertham fare leva sul disappunto dell’America moralista di quegli anni per trovare proseliti.  Fu allora che venne istituito il Comics Code Authority, un organo censorio che avrebbe dovuto vagliare quali fumetti erano pubblicabili e quali no (un po’ come stava accadendo nel cinema dagli anni 30, con le prescrizioni del Codice Hays).  Questo episodio, oltre a condizionare pesantemente la rappresentazione grafica dei personaggi maschili (peli e capezzoli non erano “disegnabili”), incise sull’evoluzione dei comics ufficiali per decenni: infatti non saranno i comic book a inaugurare il genere “gay” come noi lo intendiamo, ma tutt’altro genere di pubblicazioni…

 I PRODROMI  

Innanzitutto va precisato che, anche se in certi momenti storici non se ne è mai parlato, l’omosessualità è sempre esistita. 
C’erano gay anche nell’America conformista e sessuofobica degli anni 50, quando non solo l’omosessualità era considerata una malattia, ma era anche legalmente perseguibile su tutto il territorio.

Copertina Physique Pictorial vol. 7 N. 3 (1957) disegnata da Tom of Finland

Fu proprio in quel periodo che si affermarono le prime riviste di culturismo che, con la loro esaltazione della nuda mascolinità, erano divenute in breve tempo un articolo molto ricercato dai gay di quegli anni.  Una in particolare, Phisique Pictorial, poneva l’accento sulla carica erotica dei modelli in tanga (la totale nudità era ancora vietatissima).
Phisique Pictorial era interamente gestita dal fotografo gay Bob Mizer, e divenne in breve tempo un cult, iniziando ad inserire al suo interno le illustrazioni di artisti che sarebbero diventati delle vere e proprie icone: George Quintance, Harry Bush, Etienne e, dal 1957, l’esordiente Tom of Finland (pseudonimo di Touko Laaksonen). 
In realtà le illustrazioni, le foto e le storie a fumetti spiccatamente omoerotiche non erano una novità e alimentavano un florido commercio clandestino già dai primi del secolo, ma è stato con Phisique Pictorial che hanno avuto una diffusione per la prima volta “popolare”, inaugurando il nuovo modo di intendere i gay: muscolosi, virili e sorridenti.
Non a caso lo stile degli artisti di Phisique  Pictorial pose le basi per lo stile grafico dei fumetti omoerotici delle decadì successive, ma anche per l’immaginario omoerotico moderno.
Durante gli anni 60 gli attacchi della censura si intensificarono ma, paradossalmente, aumentarono anche le sue sconfitte: ì tempi stavano maturando rapidamente.

 GLI ANNI 70

 Fra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70 vide la luce il fumetto underground statunitense, che al seguito della controcultura giovanile si ribellava al conformismo dei comics ufficiali, riappropriandosi della libertà espressiva che il Comics Code stava ancora negando.
Il movimento femminista, che aveva sposato anche la causa gay, sì inserì nel movimento underground e così ì primi fumetti dichiaratamente gay sono stati… lesbici!
I primi personaggi lesbici, infatti, comparvero su riviste “al femminile” come Wimmin‘s Comix a partire dal 1970, dove artiste “acide” come Mery Wing e Roberta Gregory fecero la storia.

Copertina romanzo pulp a tematica lesbo, questa copertina è del 1952, ma la prima edizione risala al 1935

Prima di quel momento le lesbiche nei fumetti esistevano solo a livello di “fantasia erotica” maschile, in contesti del tutto estranei alla realtà lesbica, anche se a onor del vero da diversi anni personaggi verosimilmente lesbici alimentavano un vero e proprio filone nell’ambito della cosiddetta letteratura pulp, che tanto aveva in comune con i fumetti di quel periodo.
In ogni caso la rivoluzione sessuale aveva fatto cadere gli ultimi tabù, e molti degli illustratori delle riviste di culturismo degli anni 50 e 60 si riciclarono come autori di fumetti hard sempre più audaci, pubblicando in ordine sparso sulle riviste gay più o meno impegnate che in quel periodo sbucavano come funghi a livello locale e nazionale.
Ovviamente ad autori sempre più apprezzati come Tom of Finland si alternava tutta una serie di nuovi autori che volevano proporre la loro personale idea di erotismo gay. In particola‘re alcune riviste gay “per adulti” scelsero di  avere delle serie fisse, lanciando autori geniali quanto sottovalutati come Bill Ward e A. Jay (alias Al Saphiro, autore delle fanta demenziali spy-stories di Harry Chess). 
Nel 1976 comincia a farsi largo il nome di Howard Cruse, che sul gay magazine «Advocate» pubblica le strips di Wendel, introducendo (seppur con il filtro dell’ironia) seri spunti di riflessione e di autocritica del mondo omosessuale.

Da quel momento in poi la divisione fra fumetti gay “erotici” e “impegnati” sarà sempre più accentuata, e mentre i primi preferiranno la relativa tranquillità dei circuiti gay, gli altri tenteranno sempre più spesso la difficile strada del pubblico riconoscimento. 

GLI ANNI 80 

Fra gli anni 70 e gli anni 80 il prototipo di gay virile iniziava a essere talmente diffuso che il mondo “etero” reagì proponendo una mascolinità androgina e ambigua, favorendo di fatto le incursioni della cultura “gay” in quella ufficiale.

Nel 1980, in questo clima di relativa apertura, Howard Cruse decide di raccogliere i migliori autori di fumetti gay e lesbici “impegnati”, dando il via a Gay Comix, la prima pubblicazione di fumetti interamente a tematica omosessuale (di cui purtroppo usciranno solo 25 numeri, a cadenza irregolare, fino al 1998).
E proprio sulle pagine di Gay Comix che, nel 1984, vede la luce la sit-com Leonard and Larry, realizzata da Tim Barela, a tutt’oggi la comic strip gay più longeva mai realizzata (la sua serializzazione si è conclusa solo nel 2002), incentrata sulla vita di coppia di due gay qualunque (che peraltro invecchiano in tempo reale). C’è da dire che in questo decennio molti artisti erotici affermati furono molto attivi anche su altri fronti: Tom of Finland, per esempio, istituì un’associazione per la tutela e la promozione dell’arte erotica, mentre Etienne (vero nome Dom Orejudos) fondò i primi locali gay di Chicago, nonché il concorso di Mister Leather. Va ricordato che — non appena il movimento femminista iniziò a riassorbirsi – | fumetti lesbici non riuscirono a farsi largo come | loro corrispettivi gay, e rimasero nell’ambito (abbastanza circoscritto) del fumetto alternativo.
Sul fronte dei fumetti ufficiali, intanto, gli editori grandi e piccoli avevano trovato un modo per aggirare il Comics Code: ovvero pubblicare alcune collane solo per il nascente circuito delle fumetterie.

Temi come l’omosessualità divennero ingredienti di un certo rilievo per miniserie come Camelot 3000 e The Black Dragon, per serie più mainstream come Elf Quest, o per perle del fumetto internazionale come Love and Rockets dei fratelli Hernandez.  Non si trattava di veri e propri “fumetti gay”, ma sicuramente l’omosessualità vi era rappresentata con maturità e senza pregiudizi.  Probabilmente è anche per seguire questo trend che gay, bisessuali e lesbiche iniziano timidamente a comparire fra i comprimari delle serie supereroistiche, fino a quando nel super gruppo Alpha Flight della Marvel viene introdo Northstar: il primo supereroe gay.
A sancire questo momento di “trionfo”, vale la pena ricordare che, nel 1988, la Comiconvention di San Diego (la più importante rassegna fumettistica degli States) dedicò una storica mostra ai fumetti gay prodotti fino ad allora.

GLI ANNI 90

Lo scorso decennio iniziò in maniera contraddittoria: se da una parte il supereroe Northstar ammise pubblicamente la sua omosessualità, dall’altra il suo editore decise che era meglio “rimuoverlo” per qualche tempo, onde evitare complicazioni.
La prima metà degli anni 90, in effetti, è stata caratterizzata da una certa calma e l’unica novità è stata la nascita di due collane antologiche distribuite nei circuiti gay (Meatmen e Handjob) che raccoglievano il meglio degli autori erotici statunitensi (ma c’è stato spazio anche per l’anglo-svizzero Oliver Frey, meglio noto come Zack).

In compenso nel 1995 Howard Cruse (sempre lui!) ha dato alle stampe Stuck rubber baby (in Italia Figlio di un preservativo bucato), l’intensa e drammatica storia di un giovane gay negli anni 60, riconosciuto come un capolavoro anche dalla critica ufficiale.
Forse è anche per questo motivo che, più avanti, si è assistito a un aumento esponenziale dei fumetti gay e lesbici che hanno messo in primo piano la quotidianità e l’esperienza personale. 
Negli anni successivi l’omosessualità ha avuto un notevole exploit mediatico, segno di una progressiva tolleranza, e questo ha permesso lo sdoganamento di certi temi come non era mai avvenuto in precedenza.

Nella serie Authority, ad esempio, i supereroi Apollo e Midnighter (una sorta di versione alternativa di Superman e Batman) non fanno mistero della loro relazione, si baciano in pubblico e addirittura finiscono per ufficializzare la loro unione! intere serie a fumetti, inoltre, fanno dell’omosessualità un tema portante: è il caso del complesso legame che unisce le protagoniste di Strangers in Paradise, pluripremiato fumetto di Terry Moore.

Copertina di uno dei numeri di JANE’S WORLD di Paige Braddock. Una delle poche serie a tema lesbico che ha avuto sia una versione a strisce che in formato comic-book

In questo periodo si assiste anche a un ritorno in auge del fumetto lesbico, che ha iniziato a essere presente su numerosi quotidiani locali sotto forma di comicstrip, lanciando un discreto numero di artiste destinate talvolta a una lunga e apprezzata carriera (come nel caso di Paige Braddock).
Alla fine degli anni 90, inoltre, accade qualcosa che sarebbe stato inconcepibile fino a poco tempo prima: gli autori gay di fumetti possono venire allo scoperto senza temere ripercussioni sulla loro carriera.
È il caso di P. Craig Russel, ma anche di Joe Phillips, che conduce addirittura due carriere parallele: una da disegnatore di supereroi e l’altra come illustratore e fumettista di spicco del mondo gay.
Questo fenomeno inizia a essere talmente diffuso che negli Stati Uniti è addirittura nata un’associazione per promuovere e tutelare i fumettisti omosessuali.
Tuttavia la vera rivoluzione degli anni 90 è rappresentata da internet, che può diffondere capillarmente autori e opere in tutto il mondo senza essere filtrato dalle intolleranze locali, ampliando all’infinito le potenzialità di questo genere fumettistico  per il secolo a venire.

INIZIA IL NUOVO MILLENNIO

Mai come durante la prima metà del decennio in corso la questione omosessuale è diventata un argomento così dibattuto. Il riconoscimento dei diritti legali e affettivi della comunità omosessuale da parte di buona parte dei Paesi occidentali ha messo in moto dei fenomeni sociali e mediatici impensabili nel secolo scorso. inevitabilmente il mondo del fumetto ha iniziato a riflettere questo stato di cose, rispecchiando anche le numerose contraddizioni dei processi in corso. Negli Stati Uniti, ad esempio, si moltiplicano i casi di supereroi che dichiarano la propria omosessualità, ma anche i casi di editori che cercano di non sbilanciarsi troppo a favore della comunità omosessuale. Il riconoscimento della dignità di gay e lesbiche, che si è andato diffondendo in varia misura nel mondo occidentale, ha fatto in modo che anche al di fuori degli Stati Uniti iniziasse a crearsi uno spazio per il fumetto dichiaratamente “gay”, e per una generazione di nuovi autori figli di un mondo più tollerante e ricettivo nei confronti del loro modo di essere,  e quindi del loro modo di fare fumettil Dall’Europa al Canada, arrivando fino in Giappone… Probabilmente la storia del fumetto gay e lesbico è solo all’inizio.

 

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