“Nazismo & Omosessualità” raccontato da Richard Plant – Parte 2

Per la prima parte premi QUI

Le seguenti testimonianze sono tratte dagli scritti e successivamente dalle interviste fatte a coloro che sono sopravvissuti, non solo al campo di Dirlewanger, ma anche ai campi di Sachsenhausen, Natzweiler, Sonnenburg, Dachau, Gross-Rosen, Mauthausen, Ravensbriick, Neuengamme, Flossenbiirg – Quasi tutti campi di livello tre, fabbricati per ebrei, omosessuali e altri “contragenici”.

Il dottor L.D. von Classen-Neudegg, medico di Sachsenhausen, negli anni Cinquanta ha pubblicato diversi resoconti su una piccola rivista.
Dopo l’appello della sera del 20 giugno 1942, fu improvvisamente dato l’ordine: Tutti i prigionieri con il triangolo rosa resteranno sull’attenti.
Ci trovavamo in un’ ampia piazza desolata e da qualche parte arrivò una dolce brezza estiva che trasportò una fragranza di resina delle regioni libere, ma non riuscivamo ad assaggiarla poiché la nostra gola era asciutta a causa della paura.
Poi si aprì la porta della guardiola nella torre di comando e un ufficiale delle SS e alcuni dei suoi uomini si avvicinarono a noi, il nostro capo reparto abbaiò: “Trecento criminali pervertiti presenti come ordinato”…..scoprimmo che ci avrebbero messi in isolamento al interno di una colonia penale e la mattina seguente saremmo stati trasferiti in gruppo nella fornace di Klinker, e rabbrividimmo al idea, visto che questi luoghi di sterminio erano ormai conosciuti e temuti….

I prigionieri sono raffigurati durante il lavoro forzato nella cava di Wiener Graben nel campo di concentramento di Mauthausen

“Costretti a trascinare una ventina di cadaveri, il resto di noi incrostati di sangue, siamo entrati nella fabbrica Klinker…. Eravamo stati lì per quasi due mesi, ma sembrava che anni senza fine a noi.
Al momento del nostro trasferimento qui erano circa trecento uomini. Le frustate erano più frequenti la mattina quando eravamo costretti a scendere nelle cave di argilla sotto il lamento delle sirene del campo.
Solo cinquanta sono ancora vivi’ sussurò l’uomo accanto a me…” ****
Tra le vittime: un anziano reverendo che si è suicidato, diversi giovani e un ebreo gay, doveva indossare sia il triangolo rosa che la stella gialla. Era riuscito a portare parte del suo denaro in Svizzera, e un furbo avvocato svizzero gli avrebbe consegnato il denaro solo se avesse firmato di persona, l’SS capo del blocco (Block Warden) lo sapevano e cercò di costringerlo a lasciare parte del denaro a lui, fu costretto a spogliarsi nella neve, dovette fare flessioni a temperatura sotto lo zero, fu torturato così spesso che lo credettero finalmente morto ma qualcuno lo portò via e riuscì ad arrivare in Svizzera, ma la maggior parte dei suoi soldi venne presa dai nazisti.

Prigionieri serbi scheletrici al lavoro nel nord della Norvegia, in un campo nazista nel 1942

Uno dei sopravvissuti assistette a diversi di quei giochi sadici che le SS organizzarono quando gli ordinavano di ” eliminare drasticamente i deviati” per far posto ai nuovi prigionieri gay provenienti dai territori occupati. Uno dei giochi era questo: I prigionieri lavoravano in una cava circondata da una recinzione ad alta tensione, se facevano un passo nel raggio di un metro e mezzo dalla recinzione venivano fucilati. Le SS gettavano il berretto del prigioniero contro la recinzione e gli ordinavano di recuperarla, e se avesse toccato il cappello venivano folgorati, o gli sparavno se si rifiutava di recuperare il berretto dalla recinzione.

Più tardi, con il peggioramento della situazione, i bombardamenti delle città, la scarsità di cibo e l’affollamento dei campi, le SS escogitarono altri metodi. Sceglievano un detenuto che non gradivano, uno con il triangolo rosa o uno con la stella gialla — Due guardie lo gettavano sul pavimento e un terzo gli metteva in testa un secchio di metallo; I primi due uomini allora iniziavano a tamburellare sul secchio, e dopo poco la vittima incominciava a perdere il controllo, a sbattere in giro, a urlare di terrore. Quando il secchio veniva improvvisamente rimosso, lo spingevano in direzione verso la recinzione ad alta tensione. Mezzo incosciente, inciampava su di essa e veniva fulminato; se non la toccava, gli sparavano per aver disobbedito agli ordini.
“Con dei carretti a mano dovevamo portare terra e argilla per costruire una collina per parare i proiettili del poligono. La collina doveva essere piuttosto alta.
All’inizio le cose andarono tranquille, ma ben presto gruppi di SS cominciarono ad esercitarsi nel tiro mentre noi svuotavamo i carri dietro il poligono. Quando smettemmo di scaricare, perché saremmo stati colpiti con facilità, loro usarono le loro fruste e ci minacciavano di torturarci a meno che non continuassimo a scaricare la terra.

Le SS continuarono a sparare, alcuni miei colleghi furono feriti e molti altri uccisi.
Eravamo diventati bersagli viventi. Nel poligono di tiro morirono più persone che in qualsiasi altro gruppo”.
La persona che ha dato la sua testimonianza ha dovuto resistere per qualche settimana; poi fu salvato da uno dei Kapò che gli procurò un lavoro più sicuro. Questo gli ha permesso di sopravvivere con una posizione fissa da impiegato.
Tuttavia, ha dovuto assistere alle torture dei suoi amici.

Sono tornato in Germania per la prima volta dopo la guerra nel 1954 per trovare alcuni amici scomparsi.
A Francoforte sul Meno, la mia città natale, ho trovato diversi gruppi gay, tra cui uno che è stato soprannominato il “Farinellis”, dal nome di un famoso castrato settecentesco, si trattava di un gruppo di uomini che amavano uomini più giovani.
Dei bar in cui andavano, chiamati “Onkelchen Bars”, Zio Bars, il più popolare era quello di Willi’s.
Il barista, dopo avergli detto quello che mi interessava, scosse la testa e mi disse di dimenticarlo: c’erano alcuni Faranellis tra i suoi clienti, ma non parlarono mai delle loro esperienze.
Avevo già appreso che la maggior parte dei sopravvissuti erano stati segregati in qualche contenitore a prova di tempo ed erano restii a far rivivere il passato. Inoltre, a quel tempo le leggi contro l’omosessualità erano ancora in vigore nella Germania occidentale, e i sopravvissuti avevano scarso interesse a svelarsi agli sconosciuti.
Il motivo per cui questi uomini castrati frequentavano i bar gay, anche se potevano essere solo parzialmente interessati ai contatti sessuali, mi divenne chiaro in seguito: come i membri di qualsiasi minoranza in un territorio straniero, amavano stare con il loro gruppo.
“La tristezza ama la compagnia”, ripeteva il barista, ma alla fine, dopo molti tentativi, ho trovato la fiducia di un uomo che chiamerò Herbert. Herbert era corpulento ma non molto più di molti dei vecchi clienti abituali. La sua voce era acuta ma non esattamente femminile. Aveva, tuttavia, una certa qualità piatta che rendeva l’ascolto a volte fastidioso.
L’ordine degli eventi legati a Herbert non era sempre logico. ***
Herbert mi raccontò che era un apprendista panettiere quando conobbe Franz, uno studente ebreo di medicina. Doveva essere intorno al 1934-35 – Herbert rimase vago su questo perché non voleva che io sapessi la sua età esatta. Né Herbert né Franz avevano idea dei rischi che stavano correndo. Poi, poiché l’università non gli permetteva di terminare gli studi di medicina, Franz fu costretto ad andarsene: andò in Inghilterra, programmando che Herbert lo seguisse non appena si fosse sistemato, a quel tempo erano già in vigore le nuove leggi anti-gay (1935). Il padre di Herbert, ammiratore di Hitler, scoprì la storia di suo figlio con uno studente ebreo e lo costrinse a lasciare casa; fu anche lasciato andare dal suo datore di lavoro. Sono tornato in Germania per la prima volta dopo la guerra nel 1954 per trovare alcuni amici scomparsi.
A Francoforte sul Meno, la mia città natale, ho trovato diversi gruppi gay, tra cui uno che è stato soprannominato il “Farinellis”, dal nome di un famoso castrato settecentesco, si trattava di un gruppo di uomini che amavano uomini più giovani.
Dei bar in cui andavano, chiamati “Onkelchen Bars”, Zio Bars, il più popolare era quello di Willi’s.
Il barista, dopo avergli detto quello che mi interessava, scosse la testa e mi disse di dimenticarlo: c’erano alcuni Faranellis tra i suoi clienti, ma non parlarono mai delle loro esperienze.
Avevo già appreso che la maggior parte dei sopravvissuti erano stati segregati in qualche contenitore a prova di tempo ed erano restii a far rivivere il passato. Inoltre, a quel tempo le leggi contro l’omosessualità erano ancora in vigore nella Germania occidentale, e i sopravvissuti avevano scarso interesse a svelarsi agli sconosciuti.
Il motivo per cui questi uomini castrati frequentavano i bar gay, anche se potevano essere solo parzialmente interessati ai contatti sessuali, mi divenne chiaro in seguito: come i membri di qualsiasi minoranza in un territorio straniero, amavano stare con il loro gruppo.
“La tristezza ama la compagnia”, ripeteva il barista, ma alla fine, dopo molti tentativi, ho trovato la fiducia di un uomo che chiamerò Herbert.
Herbert era corpulento ma non molto più di molti dei vecchi clienti abituali. La sua voce era acuta ma non esattamente femminile. Aveva, tuttavia, una certa qualità piatta che rendeva l’ascolto a volte fastidioso.

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Herbert mi raccontò che era un apprendista panettiere quando conobbe Franz, uno studente ebreo di medicina. Doveva essere intorno al 1934-35 – Herbert rimase vago su questo perché non voleva che io sapessi la sua età esatta. Né Herbert né Franz avevano idea dei rischi che stavano correndo. Poi, poiché l’università non gli permetteva di terminare gli studi di medicina, Franz fu costretto ad andarsene: andò in Inghilterra, programmando che Herbert lo seguisse non appena si fosse sistemato, a quel tempo erano già in vigore le nuove leggi anti-gay (1935). Il padre di Herbert, ammiratore di Hitler, scoprì la storia di suo figlio con uno studente ebreo e lo costrinse a lasciare casa; fu anche costretto a lasciare il lavoro.

Franz non aveva i mezzi per portare Herbert in Inghilterra, così trovò rapidamente un lavoro da un fornaio più anziano e simpatico e rimase con gli amici, conducendo una vita tranquilla. Non era stato arruolato perché il suo cuore era debole.
Nel 1941, fu arrestato dalla polizia speciale e messo in prigione. Aveva pochi ricordi del suo processo: era una messa in scena e fu costretto a firmare una confessione. Il trasferimento a Camp Oberhausen avvenne dopo alcune settimane di prigione.
A questo punto Herbert vacillò. Pare che diversi medici abbiano sperimentato delle droghe sui prigionieri. Gli furono prescritti vari farmaci che gli provocarono nausea e vomito per ore, fu esposto a gas velenosi, e ci furono altri esperimenti che non voleva o non riusciva a ricordare.
Verso il 1943 Himmler introdusse un nuovo stratagemma. Poiché i campi cominciarono ad essere sovraffollati con prigionieri provenienti dai paesi occupati, poiché le fabbriche bombardate avevano bisogno di un numero sempre maggiore di lavoratori, i gay sarebbero stati “riabilitati” e inviati come operai alle fabbriche di prima necessità. “Riabilitazione” significava che le guardie avrebbero preso gli omosessuali che pensavano fossero solamente “corrotti” e fatti andare con le prostitute che in quel periodo venivano portate nei campi per sostenere il morale delle guardie e dei detenuti privilegiati. pensavano che se i gay riuscivano ad avere rapporti con loro probabilmente gli avrebbe fatto bene, venivano dichiarati guariti e di solito – ma non sempre avveniva ciò- alcuni venivano mandati nelle fabbriche dove erano costretti a svolgere i lavori più umili.
Altri con il triangolo rosa che accettavano la castrazione furono mandati alle fabbriche, e questo successe a Herbert. Non insistevo con Herbert su ciò che realmente era accaduto, ma lui ripeteva che era stato “uno dei fortunati”, perché spesso le SS lo ignoravano e gli omosessuali castrati morivano nei campi o venivano mandati melle prigioni.

Prigionieri che lavorano in una fabbrica di munizioni vicino al campo di concentramento di Dachau


Quando Herbert fu trasportato in una fabbrica di munizioni nel sud della Germania, il suo treno venne bombardato più volte, lui e gli altri prigionieri si resero conto che tutte quelle voci “disfattiste” sugli attacchi alleati erano vere, che la Germania poteva essere sconfitta, e questo in qualche modo diede loro la forza di sopravvivere alle condizioni disumane di lavoro in fabbrica, alla mancanza di cibo, agli alloggi primitivi.

Nel 1945, al termine della guerra, Herbert riuscì a tornare a piedi fino a Francoforte.
Non vide mai suo padre – sua madre era morta qualche tempo prima – ma incontrò un vecchio amico nel sobborgo di Roedelheim, che era rimasto.
Non ho incontrato l’uomo con cui Herbert vive a Francoforte. Era sospettoso nei confronti di chi cercava di avvicinarsi, e si preoccupava che qualcuno potesse scrivere una lettera anonima al suo attuale datore di lavoro, un altro panettiere, che lo avrebbe sicuramente licenziato. Ha ammesso che non avrebbe dovuto andare da Willis se aveva paura di essere scoperto, ma mi ha spiegato che tanti vecchi amici erano morti e aveva bisogno di nuove conoscenze. Forse mi avrebbero dato maggiori informazioni, ma durante il nostro ultimo discorso il suo riserbo si ruppe. Ha accusato gli Alleati di aver bombardato obiettivi civili come Dresda e Francoforte e di non aver bombardato i campi, o di aver fatto tanto tardi.

Interno dei dormitori di Dachau dopo la liberazione del campo

Sottolineò che in molti campi le zone delle SS e le fabbriche erano situate al di fuori delle recinzioni di filo spinato elettrico che racchiudevano le caserme dei detenuti. “Avresti potuto avvistare quelle fabbriche, le ville delle SS con le loro serre e cucce per cani senza colpire i prigionieri. Ma in realtà, tu e gli inglesi facevate dei bombardamenti. Perché avete aspettato fino alla fine, fino al 1944?”.
Quando ho sbagliato qualcosa da dire, lui ha continuato: “Sì, so che durante il raid dell’agosto ’44 a Buchenwald alcuni detenuti sono stati uccisi. Ma il campo era felice perché molte guardie delle SS furono colpite. La recinzione elettrica e la fabbrica di munizioni sotterranea furono distrutte. E per di più, le SS si sono spaventate, i pezzi grossi nelle loro ville e le guardie di caserma con le loro fruste, sapevano che la Germania non poteva più vincere. E sai cosa hanno fatto? Hanno fermato i pestaggi, hanno distribuito razioni maggiori, hanno fatto accordi con i prigionieri.
Avreste potuto localizzare ogni campo, e avreste dovuto farlo sistematicamente, dal 1942 in poi”. Non trovai risposta a tutto questo nel 1954. E non ne ho uno ora.

Il prigioniero di Dachau saluta i soldati americani

Dopodiché

Nel 1969, nella Germania occidentale fu promulgata una legge di conciliazione che abolì tutti i 175 A di Hitler e la maggior parte dei 175. Ma mentre a coloro che avevano indossato la stella gialla nel campo, o il triangolo rosso (politico), veniva spesso concessa una qualche forma di risarcimento, i tribunali stabilivano che i gay imprigionati e/o torturati non erano da considerarsi prigionieri politici, ma criminali. Quelli costretti a indossare il triangolo rosa dovevano essere trattati essenzialmente come il Kapos con il triangolo verde. La Germania occidentale, come la Germania orientale prima di essa, ha abolito le condizioni peggiori della legislazione anti-gay, ma a quanto pare considerano ancora le uccisioni degli uomini con il triangolo rosa legalmente giustificato.

Articolo originale preso dalla rivista gay “Christopher Street”

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